Missione Giornalista

Il contrario della guerra non è la pace, è la creazione (Rent, il musical)

Nuove collaborazioni e vecchie conferme: niente curriculum, meglio qualche bella proposta

Ho imparato sulla mia pelle, e sto continuando a impararlo anche ora, che nel mondo del giornalismo i curriculum non servono a molto. In questo mestiere vigono regole che esistono in pochissimi altri universi professionali: in questo mestiere, quello che conta, è saper fare una bella proposta.

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Facciamo qualche passo indietro. Da un anno non scrivo più qui. E molte cose sono cambiate. L’ultimo mio post parlava dell’avvio di una nuova collaborazione (saltuaria) che ovviamente mi aveva riempito di orgoglio, quella con La Repubblica. Avevo raccontato del “contatto” con la redazione: “Spulciando (non per deformazione professionale ma per interesse) continuamente tra i giornali brasiliani, mi sono accorto di tante notizie interessanti che sfuggono ai media nostrani, cioè italiani. Ho provato quindi a mandare qualche mail e ho avuto una bella risposta dalla redazione de La Repubblica”. Ha funzionato. Con qualche soddisfazione personale, qualche pezzo firmato, anche una prima pagina.

Quello che ho fatto con Repubblica (quando dico che “ha funzionato”, intendo dire che la redazione, o meglio, il direttore in persona mi ha risposto per dirmi che le proposte erano ben gradite), l’ho già fatto molte altre volte. A volte ha funzionato, a volte no. Nelle ultime settimane, complice la semi quarantena che anche qui in Brasile è in atto per contrastare la diffusione del coronavirus, ho avuto un po’ più di tempo libero: e così mi sono rimesso a mandare proposte ad alcune redazioni italiane (oltre agli articoli che sempre mando a Mondo e Missione, il giornale del Pime che fa un ottimo lavoro di informazione missionaria e non solo: se fate un giro lì, trovate notizie che non trovate da nessun’altra parte); ho ottenuto diverse risposte, due anche positive. E così ecco la mia firma anche su Linkiesta e su Business Insider Italia, canale digitale di casa Gedi (come Repubblica).

Non sto qui ad incensarmi troppo, perché so bene che chi si loda s’imbroda, soprattutto in questo mestiere. Ne approfitto solo per ridare un suggerimento ai colleghi freelance che, per esperienza diretta, ritengo valido e funzionante: non mandate curriculum alle redazioni, mandate proposte concrete, temi, spunti, scalette per possibili inchieste. Cercate di far venire a chi legge, cioè ai redattori, l’acquolina in bocca.

Avevo già scritto qualcosa di simile qualche tempo fa. Dando pienamente ragione alla direttrice di Donna Moderna che dato cinque suggerimenti concreti a chi vuole fare questo mestiere come freelance, come collaboratore esterno. Li elenco qui nuovamente:

1- Trovate un modo geniale per presentarvi, meglio di quanto possa fare un modello preimpostato che comincia con il vostro codice fiscale e la data di nascita. Dite chi siete, chi siete veramente, cosa sapete fare e cosa vorreste fare.
2 – Siate concreti, ok la creatività ma non perdetevi e non “sbrodolate” in auto incensazioni inutili. Troppo fumo e poco arrosto non sono mai graditi.
3 – Fate proposte: a proposito di arrosto, sappiate che questa è una regola d’oro. Se scrivete una mail a un direttore di giornale, giocatevi le due migliori proposte che potreste fare a lui e al suo prodotto. Due idee che ritenete da urlo e che potrebbero davvero piacere e fare comodo a chi legge la vostra mail. Questo per me è sempre stato un vero e proprio passepartout: invece di allegare cv, mandate proposte di servizi, inchieste. Fategli venire voglia di scommettere su di voi!
4 – Dimostrate di conoscere il giornale a cui state scrivendo, o quanto meno fate finta. Centrate almeno l’argomento. Non chiedete di fare i reporter di guerra a Tutto Sport, per capirsi.
5 – Non perdetevi d’animo. Anche quando nessuno risponde, anche quando quando qualcuno, educatamente, vi dice di non essere interessato. Se siete convinti che le vostre idee siano vincenti, custoditile e trovate un’altra via per farle venire a galla.

Potrei aggiungerne un sesto. E cioè scrivete bene e siate professionali. Perché se le redazioni “abboccano” alla vostra mail e vi chiedono un pezzo sulla base di una delle vostre proposte, quel pezzo deve essere ben fatto. Ne va della possibile “continuità” con quella redazione e della vostra firma su quel giornale.

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