Missione Giornalista

Il contrario della guerra non è la pace, è la creazione (Rent, il musical)

Ilaria e l’esame per diventare giornalisti professionisti

Ecco la seconda parte del racconto di Ilaria Blangetti: fresca fresca di “promozione” come giornalista professionista, Ilaria racconta a Missione Giornalista come affrontare l’esame di Stato. Tanti consigli pratici, concreti, per chi deve e vuole affrontare questa prova. Vi lascio al racconto di Ilaria (cliccate qui invece per leggere la prima parte del “diario” di Ilaria).

ILARIA (Large)

Rieccomi… per parlare dell’esame di idoneità professionale. Conclusa la fase preliminare con l’iscrizione e la preparazione, arriva la parte più difficile: l’esame vero e proprio.

Andiamo per gradi. La prova scritta è struttura in tre parti: redazione di un articolo di 45 righe (è consentita un po’ di tolleranza) su un argomento di attualità scelto tra quelli proposti dalla commissione (si va dagli interni alla cronaca, dallo sport agli esteri). Una delle tracce è la cosiddetta “cronaca da agenzia”: considerata da molti (e anche da me) un’arma a doppio taglio, vi permette di comporre il vostro articolo partendo dalla ricostruzione dei fatti presentata da alcuni lanci di agenzia forniti dalla commissione. È consigliabile non sottovalutarla, cercando di evitare di sceglierla perché non preparati su altri temi d’attualità. Insomma, fatela solo se avete dimestichezza con i termini della cronaca senza farvi ingannare dalla “bellezza” di avere sottomano qualcosa di già scritto. La regola generale che vi ripeteranno fino alla nausea (e a ragione) è quella di fare ciò che fate tutti i giorni: tradotto, non addentratevi a scrivere di moda se normalmente fate politica.

La seconda parte è una prova di sintesi di un articolo (avrete due pezzi tra i quali scegliere) di 30 righe. Anche in questo caso evitate rielaborazioni “artistiche”: è una sintesi, fate una sintesi.

In ultimo il questionario: qui, come si dice, non c’è santo che tenga. Le domande fanno parte di ciò che dovete studiare per l’esame. Si tratta di sei domande a risposta aperta, centrate l’argomento, scrivetele in italiano (sembra banale… ma non lo è) ed evitate voli pindarici. Se vi hanno chiesto come si elegge il Capo dello Stato non raccontategli anche la storia della sua vita. Non è detto che sia apprezzato e, anzi, rischiate l’errore.

Detto questo qualche consiglio pratico, sulla base della mia esperienza, per affrontare la giornata all’Ergife di Roma, il luogo dove svolgerete la prova:

– Il tempo massimo previsto per lo scritto è di 6 ore. Tante? Poche? Secondo me il giusto. Le ho impiegate quasi tutte. Prendetevi i vostri tempi, ragionate e consultate il vocabolario (i dubbi da prima elementare in quelle occasioni non sono una vergogna).

– Calcolate che tra tempi di attesa e adempimenti burocratici le 6 ore si trasformeranno in almeno otto (dieci nel mio caso…). Arrivate preparati, portatevi i vostri dolcetti preferiti, acqua e kit di sopravvivenza. La giornata è lunga e stressante, sapere di avere in borsa il nostro cioccolato preferito aiuta l’umore, e a volte anche la pancia.

– Avvertite parenti e amici dei tempi lunghi, i miei famigliari mi davano per dispersa.

– Infine ricordatevi di “rispettare le consegne”. Sia per quanto riguarda la traccia che il questionario, chiedetevi sempre se avete risposto esattamente a cosa vi è stato chiesto.

Se tutto andrà bene una ventina di giorni dopo sarete le persone più felici del mondo. Festeggiate e poi rimettetevi al lavoro, manca l’ultimo passaggio e non vogliamo bruciare tutto sul più bello: è tempo di esame orale. Vi verrà richiesta una tesina di 5.500-6.000 battute su un argomento a vostra scelta che, molto probabilmente, segnerà le prime domande della vostra prova orale (dovrete consegnarla almeno tre giorni prima del vostro orale). Quindi, siate furbi: qualcosa che conoscete bene e che non vi incasini la vita. Leggete i giornali perché l’attualità sarò al centro di almeno una domanda, oltre ovviamente a tutto il programma d’esame. E poi in bocca al lupo!!!!

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