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Gli italiani guardano il tg ma non leggono i giornali

I quotidiani sono al sesto posto della classifica delle fonti di informazione utilizzate dagli italiani. Non lo dico io, lo dice il 14esimo Rapporto Censis sulla comunicazione, dal titolo “I media e il nuovo immaginario collettivo”.

Al primo posto di questa classifica ci sono ancora i telegiornali. Usati abitualmente per informarsi dal 60,6% degli italiani, ma solo dal 53,9% dei giovani. La seconda fonte d’informazione è Facebook con il 35%, ma nel caso degli under 30 il social network sale al 48,8%. Tra i mezzi utilizzati per informarsi dai giovani seguono i motori di ricerca su internet come Google (25,7%) e YouTube (20,7%). Le persone più istruite, diplomate o laureate, restano affezionate ai tg generalisti (62,1%), ai giornali radio (25,3%) e alle tv all news (23,7%), ma danno comunque molta importanza a Facebook (41,1%). I quotidiani vengono al sesto posto nella classifica generale: li usa regolarmente per informarsi il 14,2% della popolazione, il 15,1% delle persone più istruite, ma solo il 5,6% dei giovani.

Parliamo ancora di giornali. Dal rapporto emerge anche che oggi solo il 35,8% degli italiani legge i giornali. “E negli ultimi dieci anni, mentre i quotidiani a stampa hanno perso il 25,6% di utenza, i quotidiani online ne hanno acquisito solo il 4,1% (oggi l’utenza complessiva è al 25,2%). Nel campo dei periodici nell’ultimo anno si e’ registrata una ripresa sia dei settimanali (il 31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (il 26,8% di utenza, +2,1%)”, si legge su Prima Comunicazione.

Nella ricerca c’è spazio anche per uno dei temi più caldi quando si parla oggi di informazione: le fake news. Secondo il Censis a più della metà degli utenti di internet è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete: è successo spesso al 7,4%, qualche volta al 45,3%, per un totale pari al 52,7%. La percentuale scende di poco, rimanendo comunque al di sopra della metà, tra le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i giovani under 30, che dichiarano di aver creduto spesso alle bufale in rete nel 12,3% dei casi.

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