Missione Giornalista

Il contrario della guerra non è la pace, è la creazione (Rent, il musical)

Calabresi a Repubblica e la scoperta dell’acqua calda

Lungi da me voler insegnare qualcosa a qualcuno. Qui si tratta di “pensieri e parole”. Punto. Lungi da me voler provare a spiegare il mestiere a uno che è salito al timone di un quotidiano che da 40 anni macina record e fidelizza lettori. Lungi da me tentare di fare una predica sul giornalismo che rischi di scontentare qualcuno. Ma quello che è successo in settimana merita, da parte mia, una riflessione.

calabresi_repubblica

La Repubblica ha compiuto 40 anni. Sono passati quattro decenni dal quel 14 gennaio del 1976, data che ha cambiato drasticamente il modo di fare giornalismo in Italia. E proprio in occasione dello spegnimento di questa quarantesima candelina si è consumato anche uno storico passaggio del testimone: Mario Calabresi è diventato il terzo direttore della storia del quotidiano romano dopo Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro, che l’hanno guidato per 20 anni a testa. Un evento in qualche modo storico non solo per il giornale e il suo editore ma anche per l’Italia.

Quello che vorrei fare qui non è un trattato sui 40 anni di questo quotidiano e sui cambiamenti che ha subìto e dettato. Vorrei dedicare qualche pensiero, anzi, uno solo, alle parole di Calabresi che, nel suo primo editoriale e in una serie di interventi e interviste a cui si è sottoposto, ha spiegato come immagina il suo giornale del futuro, ha dettato la strada di Repubblica nei prossimi 20 anni, ha tratteggiato la vision e la mission della sua azienda, cioè della sua redazione.

Il pensiero è il seguente: benvenuto Calabresi! Non nel senso che mi ergo al ruolo di collega che accoglie un nuovo direttore: il senso del mio benvenuto suona più come “Calabresi ha scoperto l’acqua calda”. Non si offenda il nuovo boss di Repubblica. Ma le sue parole a me suonano un po’ scontate e già vecchie, almeno per quello che concerne il mio modo di fare giornalismo. Nel suo editoriale fa una promessa di fondo al lettore: in pratica, in parole poverissime, promette di raccontare “il bello”, di dare buone notizie. “Per non cadere nella disperazione abbiamo bisogno di denuncia ma anche di soluzioni, di alternative che permettano di sperare e di continuare a vivere”. Allora, sappia il caro Calabresi, che qui lo si fa da anni. E quando dico “qui” parlo di me e delle persone che mi hanno insegnato a fare giornalismo, a farlo localmente, a battere i marciapiedi per raccontare le belle storie del nostro mondo grigio e “banale”. A cercare di dare soluzioni, di dare soluzioni da “cronista”, e non da politico o filosofo. A cercare di raccontare il bello affinché porti ancora il bello.

La seconda riflessione riguarda le parole di Calabresi più “tecniche”, dedicate al modus operandi della sua nuova redazione. Anche qui, caro direttore, nulla di nuovo, per me come per molti. “Oggi la battaglia è sul tempo che hanno i lettori. Concentriamoci su cosa è utile, pulendo il rumore di fondo”, ha detto Calabresi. Aggiungendo: “Vorrei diventasse il sito per definizione, capace di dettare i tempi” e sognando una redazione attiva fin dalle 7, con presenti almeno un vicedirettore e un caporedattore, e una prima riunione alle 8, con la definizione delle notizie per il sito. Poi la riunione delle 11 per gli approfondimenti da sviluppare per la carta. Caro Calabresi, mi alzo tutte le mattine poco dopo le sei per cercare di battere sul tempo colleghi e siti concorrenti, per cercare di offrire ai lettori (in questo caso parlo della mia creazione Nordmilano24.it) notizie fresche. Sveglia all’alba, anche se una marea di colleghi mi hanno sempre insegnato che fare il giornalista vuol dire avere la mattina libera: invece io mi riempio la giornata, con passione, per tenermi strette tutte le collaborazioni e per cercare di trovare una storia che nessuno ha. Tornando a Nordmilano24, solo come esempio, i dati di traffico li studiamo da tempo e ben sappiamo del picco di accessi prima delle 8. un po’ mi sorprendono queste parole perché le avrei date per scontate; capisco che Repubblica, come tanti altri colossi, sia uno degli “elefanti” (con tutti i pregi e difetti di questa definizione) dell’editoria nostrana, ma con una disponibilità di risorse e forze che altri non hanno.

Mettiamola così, Calabresi se non ha scoperto l’acqua calda ha quanto meno detto che le cose devono cambiare. Anche quelle che sembravano scontate. Vedremo, le promesse sono promesse. Intanto qui, nel nostro piccolo, continuiamo ad andare avanti, a guardare oltre, a provare a fare di meglio e di più, anche senza fare notizia. Lo dico da tempo: il giornalismo locale è una scuola gigantesca e per certi versi possiede in sé la scintilla del futuro del nostro giornalismo. Se mai Calabresi volesse scambiare due chiacchiere…alzerei più che volentieri la cornetta. Non per insegnare, per carità, ma per discutere di giornali e del nostro bellissimo mestiere.

Annunci

Un commento su “Calabresi a Repubblica e la scoperta dell’acqua calda

  1. Mariangela Traficante
    22 gennaio 2016

    Analisi molto interessante! Devo ancora leggere e ascoltare per bene le parole di Mario Calabresi quindi su quello non mi pronuncio, ma mi è molto piaciuto come hai raccontato il tuo modo di fare giornalismo “dal basso”, nel senso di contatto col territorio, e a caccia di storie da raccontare!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: