Missione Giornalista

Il contrario della guerra non è la pace, è la creazione (Rent, il musical)

Via Francigena: io vi consiglio di camminare!

Sulla Via Francigena si è già scritto molto. Si è detto tantissimo, anche perché negli ultimi anni è diventata “alla moda”. Io stesso ho già raccontato parecchio di questa fantastica esperienza, sui social, come a voce a parenti e amici. Ne ho già anche scritto su un giornale, precisamente sulle pagine di turismo di Qn (Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione). Cos’altro potrei aggiungere qui, in questo blog, in questa tanto amata sezione che dedico ai “viaggi di lavoro e non solo”? Forse niente, forse la cosa migliore sarebbe stare zitti, non scrivere niente, lasciare magari spazio a qualche immagine inedita di questo viaggio.

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Siccome però “mi tocca”, ho pensato di dare qualche consiglio ai lettori: cinque motivi per rifarlo, ovvero vi “regalo” cinque ragioni per cui vorrei consigliarvi di mettervi in cammino e rifare lo stesso viaggio che io e Chiara abbiamo fatto quest’estate. Nello specifico parlo della tratta da Siena a Roma che io e Chiara abbiamo compiuto in 10 giorni di cammino, senza sosta, per un totale di circa 260 km. E oltre, dato che le guide vi indicheranno sempre e solo la distanza tra un paese e l’altro, senza contare i km che macinerete per raggiungere gli ostelli la sera e abbandonarli al mattino o per uscire a cena la sera e rientrare in ostello.

Ecco la mia lista:

  • FATELO PER LA FATICA: so che non suona affatto in modo invitante. So che parlare di fatica rischia di allontanare molti anziché attrarre. Bisogna essere chiari: camminare per giorni, macinare qualche centinaio di chilometri, costa fatica, parecchia. Ma la fatica è una dimensione unica, forse dimenticata per molti aspetti nel nostro mondo di agi e confort. La fatica fa bene. Ecco. C’è la fatica fisica: fanno male i piedi, le gambe, la schiena. E c’è quella mentale che ti spinge a rallentare, a fermarti, che ti fa creare degli alibi, che ti serve scuse per rinunciare di fronte a qualche difficoltà. Inutile dire che il cammino è una parabola della vita e mettersi in marcia, affrontare la fatica e le difficoltà che si vivono sulla via e che spuntano anche in modo inatteso, è un allenamento unico per la vita di tutti i giorni. Camminare, in questo caso lungo la Via Francigena, è un viaggio formativo, un modo per crescere.

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  • FATELO CON LO ZAINO GIUSTO: lo zaino sarà il vostro compagno di viaggio più importante. E’ necessario sceglierlo bene in base alle proprie esigenze, in base alla lunghezza del cammino, ai propri desideri. Io per affrontare questo tratto della Via Francigena, e quindi una decina di giorni di cammino, mi sono affidato a uno zaino Osprey Stratos. Scelta ottima: meno di un chilo il peso a vuoto, una linea ergonomica, uno schienale areato che non mi ha fatto eccessivamente sudare la schiena. Il giusto numero di tasche e ganci, attacchi in vita e sullo sterno e una capienza massima di 35 litri che per me hanno significato circa 7 chili di peso. Proprio in riferimento a cosa mettere nello zaino, sappiate una cosa molto importante: voi siete il vostro zaino, voi siete quello che mettete nello zaino. La preparazione sarà una fase fondamentale del viaggio perché camminare chiede di essere leggeri, essenziali. E anche questo, ve lo confido, è un allenamento bellissimo per la vita vera.

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  • FATELO PER GUSTARVI IL PAESAGGIO: molti dicono che la tratta Siena-Roma sia la più bella. Io non ci posso mettere la mano sul fuoco, perché ho camminato lungo la Francigena italiana (dal Gran San Bernardo alla capitale) solo in altri pochi punti in Emilia e nel pavese; ma posso comunque dire che i miei occhi hanno fatto il pieno di bellezza. Gustatevi Siena, la sua piazza e il suo centro ciottolato; ammirate le colline senesi che in estate, come in inverno, si riempiono di turisti che vengono da ogni parte del mondo, percorrete quei sentieri all’alba e sognerete ad occhi aperti. Fate tappa a Buonconvento anche solo per un caffè, pucciate i piedi nelle acque terminali di Bagno Vignoni e specchiatevi nella sua piazza. Raggiungete la cima di Radicofani ed esultate perché ce l’avete fatta, e poi buttatevi in discesa verso Bolsena e il suo lago, due gioielli di cui sarà impossibile non innamorarsi. Viterbo è da scoprire con calma, Sutri vi lascerà a bocca aperta con le sue strutture scolpite nel tufo. E commuovetevi per l’arrivo a Roma, perché piazza San Pietro e tutto il centro città non vi saranno mai sembrati così belli.

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  • FATELO INCONTRANDO GLI ALTRI: ho camminato con Chiara, insieme, fianco a fianco. Abbiamo parlato e fatto silenzio, condiviso molto più di quanto siamo riusciti a dirci. Che siate soli, in coppia, o in gruppo, incontrate gli altri pellegrini, raccontate loro la vostra storia e fatevi raccontare le loro. Lungo il cammino nascono “amicizie” che vi potranno anche sembrare più profonde di quelle che avete da una vita, e non solo per le illusioni dovute alla stanchezza o per il fatto che si condividono gli spazi angusti degli ostelli o per “farsi forza” insieme. Ho fatto tantissimi incontri che ricordo ancora con affetto e commozione. Ho conosciuto persone con cui ho camminato per ore e ore e che per certi versi mi hanno messo nello zaino un pezzo della loro vita. Ricordo l’incontro con una pellegrina australiana (sì, australiana) che era al suo 70esimo giorno di marcia e che era partita mesi prima da Canterbury. Ricordo anche i chilometri condivisi con un ragazzo che per un evidente problema fisico trascinava il lato sinistro del suo corpo, ma che aveva uno spirito unico e un passo che faticavo a tenere. Quando l’ho salutato mi sono ripromesso che non mi sarei mai più lamentato dei miei miseri acciacchi. Chiacchiere che mi hanno riempito il cuore e mi hanno curato le poche piaghe che si sono aperte sui miei piedi.

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  • FATELO ASSAGGIANDO I SAPORI LOCALI: la Via Francigena è una scoperta continua, anche dal punto di vista enogastronomico. Camminare mette fame e la Toscana e il Lazio sono il posto giusto dove saziare i vostri desideri di gola. Bisogna osare, anche con il palato: non fermatevi a quello che già conoscete, ai sapori che già vi piacciono, ai gusti che vi sono familiari. Spingetevi un po’ oltre, assaggiate piatti nuovi e vini gustosi. Ricordo zuppe fumanti, piatti di pici della Val d’Orcia che ancora gusto con la memoria, ragù di selvaggina che ancora mi fanno venire l’acquolina. Camminate nella terra dei vini, anzi di alcuni dei vini più buoni del nostro amato Stivale come il Brunello di Montalcino: assaporateli con calma, sorseggiateli all’arrivo mentre chiacchierate con i compagni di viaggio. E mentre camminate, guardatevi intorno perché quando sentirete un po’ di fame potrete anche trovare qualche frutto che Madre Natura vi regala inaspettatamente per sedare un po’ il desiderio.

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