Missione Giornalista

Il contrario della guerra non è la pace, è la creazione (Rent, il musical)

Quello che odio dei comunicati stampa…

Control c, Control v. Cioè copia e incolla. Quello che i giornalisti non dovrebbero fare. Però, a volte, capita di dover fare di necessità virtù. Soprattutto quando si tratta di copiare da un comunicato stampa una citazione che va presa alla lettera, oppure di “rubare” nomi, cognomi e cariche. Un’azione che capita soprattutto nel mondo di internet, quando (purtroppo) la velocità regna sulla qualità. E così il lavoro dell’addetto stampa o dell’ufficio stampa diventa fondamentale, diventa un contributo portante alla stesura di un buon pezzo, anche breve. Sono sempre stato convinto che il lavoro dell’addetto stampa sia molto importante: in alcuni ambiti è fonte di notizie ma anche di ispirazione per i giornalisti. E proprio per via di questo suo valore, va fatto bene.

Forse qualche collega sarà d’accordo con me: quando si deve fare un “copia e incolla” selvaggio si spera sempre di trovare un comunicato stampa con tutti i crismi del caso. Ci sono degli aspetti, se vogliamo dei tecnicismi, che quando li trovo nei comunicati mi mandano in bestia e per i quali continuerò la mia “lotta”. Eccoli.

  • Abuso di maiuscole. Piovono maiuscole. Piovono a dirotto. C’è la maiuscola nei nomi comuni, nelle cariche. Perché in fondo la maiuscola dà importanza, attribuisce valore. I “mandatari” del comunicato ci tengono: più maiuscole ci sono, meglio è. Cazzata. Se volete essere utili ai giornalisti risparmiate sulle maiuscole, fate attenzione a metterle solo dove serve e quando serve. E dimenticatevi il maiuscoletto. Orrore.
  • Giorni, mesi, anni. Cari addetti stampa, so bene di essere nel 2017. Non c’è bisogno di riportare l’anno in fondo a qualsiasi data. Non so ce esiste una specie di codice nascosto degli addetti stampa, un galateo segreto del perfetto comunicato stampa. Ma poco mi importa. Se mi state mandando un comunicato su un evento della prossima settimana non c’è bisogno che mi scriviate che si tratta del 2017. Anche perché non si sono mai visti comunicati o note inviate con un anno di anticipo (o magari di ritardo). Informazione superflua. Anche in questo caso, meno è meglio.
  • Santa grammatica. Se proprio dovete consacrarvi a qualcosa, fatelo alla grammatica. Lasciate perdere le maiuscole, badate al senso, ma rispettate le regole basilari della grammatica italiana. Per carità, errare è umano. Ma perseverare in questo mestiere è molto più che diabolico.
  • La notizia in cima. E’ una regola base della scrittura giornalistica. E dovrebbe valere anche per i comunicati. Chi ne riceve molti non può passare l’intera giornata a leggerli tutti: per questo è fondamentale mettere in cima, nell’attacco, il concetto fondamentale. Se lo infilate nelle ultime due righe rischiate di perdere la vostra partita ancor prima del fischio d’inizio.
  • Selezionate gente, selezionate. Ci sono diversi giornali, con diversi tagli e diversi pubblici. Per questo, credo, ci devono essere diversi comunicati. Per questo selezionare il contenuto in base al contenitore è importantissimo. Faccio un esempio concreto: TTG Italia è un magazine trade, per addetti ai lavori, con un preciso taglio giornalistico. E’ inutile inviare a me (per TTG) o alla redazione comunicati che non hanno nulla di economico, di settore e magari parlano della fioritura degli alberi in primavera. Inutile.
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Un commento su “Quello che odio dei comunicati stampa…

  1. Daniela Acciardi
    15 aprile 2017

    Ok, smetterò di mettere l’anno nel comunicato… Ma voi smettete di mettere la vostra firma sui nostri comunicati solo perché avete cancellato l’anno? 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 13 aprile 2017 da in Al lavoro con tag , , , , , .
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