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Giornalista in bicicletta: la mia (prima) Maratona Dles Dolomites

Sveglia presto, alle 4.15, dopo una notte in cui il sonno si è alternato a qualche veglia. L’emozione gioca anche questi scherzi. Do un occhio fuori dalla finestra, non vedo troppe nuvole. Mi vesto e scendo le scale. Facce assonnate ai tavoli della colazione. Il sole non è ancora sorto e vedo passare sotto il mio naso piatti di pasta e riso in bianco. Ecco, la mia prima Maratona Dles Dolomites è iniziata così.

Era il 2 luglio, domenica. Il giorno prima ho raggiunto la Val Badia per ritirare pettorale e pacco gara ma soprattutto per prendere parte alla conferenza stampa. Perché la mia partecipazione alla regina delle Granfondo, quella che si corre sui passi dolomitici che hanno fatto la storia del ciclismo moderno, è stata legata al mio lavoro. La “press conference” è stata emozionante, utile a calarsi nel clima. Un boccone per cena, poi verso l’hotel, a nanna. Complicato addormentarsi, ci provo.

Sveglia presto e colazione, ma di questo vi ho già detto. Torno in stanza, saluto Chiara che mi accompagna e soprattutto sostiene. Prendo la bici e scendo le scale, esco e l’aria mi taglia la faccia. Sono emozionato, non lo nascondo nemmeno a quelli che mi incontrano. Tornanti in discesa, fa freddissimo: ecco La Villa, mi infilo nel settore della mia partenza. In pochi metri quadrati siamo circa un migliaio, stretti, per non prendere troppo freddo. Selfie, foto di rito, video, ultimi messaggi Whatsapp, poi lo sparo. Si parte.

CLICCATE QUI PER VEDERE IL VIDEO DELLA MIA #MDD31

L’elicottero, le telecamere, il pubblico in festa. Che spettacolo, mi manca il fiato, per l’emozione e per il freddo. Non c’è spazio per la pianura: la Maratona è un “su e giù”, salita e poi subito discesa, discesa e poi subito salita. Ecco, le salite. Quelle mitiche: il Campolongo è una scoperta, mi scaldo sui tornanti, il fiato corto, la Val Badia con le nuvole basse. Il Pordoi è un’abbuffata di tornanti: 10 chilometri per oltre 33 curve a gomito, i Monti Pallidi sono lì, li puoi toccare con un dito. Il Sella è una bastonata sui denti, comincia senza avvisare, si inerpica senza chiedere permesso. Il Gardena è una goduria, manca poco, sono stanco ma felice.

Poi c’è tutto il resto, che a parole non si può dire. Le pipì, gli incontri, i ristori, le chiacchiere con i “compagni di viaggio”, le occhiate di coraggio, le lingue fuori dalla bocca. Il tè caldo e le torte, la pioggerella e il vento, la giacca che non ne vuole sapere di infilarsi nella tasca e un’altra volta pipì. Le discese, i pazzi a tutto gas e il rumore dei freni che stridono. L’arrivo, il traguardo, qualche lacrima, tutto il mio fans club all’arrivo che mi aspetta. Mi merito un bacio. La Maratona mi resterà dentro ancora per un po’, si attacca alle ossa. Grazie.

QUI SOTTO LE IMMAGINI DELLA CORSA, QUELLE CHE HO SCATTATO IO E QUELLE CHE MI SONO STATE MESSE A DISPOSIZIONE, COME OGNI CORRIDORE, DALLA (FANTASTICA) ORGANIZZAZIONE

SFOGLIATE LA GALLERY

 

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