Missione Giornalista

Il contrario della guerra non è la pace, è la creazione (Rent, il musical)

Formazione continua: i miei dubbi (ma non solo)

Negli ultimi giorni sta montando il dibattito attorno ai corsi di aggiornamento per giornalisti. Si tratta della cosiddetta “formazione continua”. E anche io ho qualcosa da dire.

giornalisti-al-lavoro-300x206

Ma andiamo con ordine. Cerchiamo di capire di cosa si tratta. Per effetto dell’articolo 7 del DPR (letteralemente un Decreto del Presidente della Repubblica) 137/2012 (Riforma dell’Ordine professionale), anche i giornalisti italiani dovranno assolvere all’obbligo della “Formazione professionale continua” (Fpc) per adeguarsi a una normativa che prevede l’aggiornamento per tutti gli iscritti a un Ordine professionale come una delle condizioni per poter mantenere la propria iscrizione all’Ordine stesso. Sul sito dell’Ordine si legge che “ogni iscritto dovrà maturare 60 crediti in un triennio (con un minimo di 15 crediti annuali) di cui almeno 15 su temi deontologici. I crediti potranno essere ottenuti in svariati modi fra cui attività formative anche a distanza, frequenza di corsi, seminari e master organizzati anche da soggetti formatori terzi (ad esempio le Università) autorizzati però dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (Cnog). Ogni ora trascorsa per partecipare a un evento formativo darà diritto a due crediti. L’impegno massimo per ogni iscritto sarà dunque di 10 ore l’anno”.
Crediti, ore, seminari: un lettore come me è costretto a un tuffo nel passato universitario.
Un “must”. Pena, si legge sempre dal vademecum pubblicato sul sito dell’Ordine, “alla fine del triennio 2014-2016, l’avvio di un’azione disciplinare nei confronti dell’iscritto inadempiente”.

Ora faccio due riflessioni. La prima è la seguente: bene. Ben fatto. Ben detto. E ancora, finalmente. Anche i giornalisti devono aggiornarsi. Un “mestiere” come questo che ha mille sfaccettature e che è in continuo cambiamento necessita non solo di una riflessione approfondita a cui giustamente devono partecipare tutti i protagonisti della filiera, ma anche di momenti di pausa, di formazione, di aggiornamento. Un progetto come questo (non entro nel merito dell’impianto tecnico, giuridico e amministrativo) ci voleva.

La seconda riflessione invece è la solita “nota dolente”. Non faccio altro che accodarmi qui alle perplessità già espresse, a più livelli e a più riprese, da colleghi ben più titolati di me. Che principalmente riguardano due aspetti: in primis la qualità definita “desolante” dei corsi proposti, soprattutto di quelli gratuiti (giudicate voi: a questo link ecco quelli disponibili gratuitamente sul sito dell’Odg lombardo). Non c’è traccia di corsi specifici su marketing, sulla conoscenza o il miglioramento delle lingue straniere, sulle tecniche di comunicazione dei social network e via dicendo. Oggi un giornalista dovrebbe sapere cosa vuol dire la parola “seo”? Sì. E, aggiungo io, conoscerne anche i segreti.
In secondo luogo proprio il discorso legato ai costi. A parte i corsi gratuiti, fioccano poi quelli a pagamento. Attivati da enti di formazione, atenei e chi più ne ha più ne metta. Si devono sborsare anche cento e più euro per una manciata di crediti. E, sempre su questo punto, non è che qualcuno ci sguazza? Ecco cosa si leggeva pochi giorni fa su Il Fatto Quotidiano: “E poi c’è la beffa: affidare un seminario dal titolo ‘Giornalismo che cambia’ a Raffaele Fiengo, storico ex cdr del Corriere della Sera oggi in pensione. A lui sono stati assegnati moltissimi corsi (tutti a pagamento) dal suo ex collega Gabriele Dossena, neo presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia e redattore proprio del Corriere della Sera”.

Ma la vera domanda che pongo io è legata come al solito alla chiarezza. Nel nostro burocratico Paese che vive di meccanismi contorti nessuno ha capito, io nemmeno, un passaggio fondamentale: i pubblicisti sono chiamati a questo obbligo? Se avete risposte da darmi, ben vengano.

Per salutarvi vi suggerisco l’articolo pubblicato a questo link. Sposo la proposta di Wired. Se loro dessero una mano sarebbe una gran cosa. Forse se tutti dessero una mano sarebbe ancora più bello.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: