Missione Giornalista

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Pubblicare o non pubblicare. Questo e’ il dilemma

Pubblicarlo o non pubblicarlo? Questo il dilemma. Il caso di Davide Frigatti, il giovane cinisellese che ieri pomeriggio, in preda alla follia, mi dà l’occasione e lo spunto per una riflessione. Ieri, nonostante il turbinio continuo di fatti, telefonate, pezzi da scrivere, informazioni da raccogliere e video da girare, non mi sono risparmiato alcune riflessioni. O meglio, proprio i fatti mi hanno fatto pensare (e non era la prima volta) ad alcuni temi chiave del mio mestiere.

omicidio distributore sesto

Ce ne sarebbero molti da raccontare. Mi reco sul posto dell’omicidio, all’autolavaggio di Cinisello Balsamo, e vedo i colleghi con le telecamere e i microfoni che cercano di rubare una dichiarazione ai parenti e ai conoscenti della vittima. Così si potrebbe qui lasciarsi prendere da più spunti: perché i giornalisti fanno le domande ai parenti di una persona che è appena stata uccisa? Oppure, perché i giornalisti cercano le informazioni e pubblicano le foto delle persone aggredite e spulciano nella vita del killer analizzando, quasi scientificamente, la sua bacheca Facebook?
Ma la domanda che qui mi pongo, a cui non voglio dare risposta ma che voglio lasciare comunque aperta per una riflessione generale e continua, è la seguente: era giusto (forse “giusto” non è nemmeno la parola più azzeccata) pubblicare il video postato su Facebook da due ragazzotti di passaggio che, ignari di cosa stessero facendo, hanno ripreso Davide nudo, in pieno delirio, al termine del suo raptus omicida?

Questa è la domanda “della vita”. Faccio alcune premesse. La prima richiama quanto detto in uno dei post precedenti. Quello che vorrei fare nella mia vita e nel mio mestiere è tenere sempre conto del fatto che dietro le storie, dietro qualsiasi storia, ci sono le persone. Dietro questa storia ci sono le vite delle persone colpite e uccise, le vite dei loro parenti. Ma c’è anche la vita di Davide e dei suoi familiari: delle persone che lo conoscono e che non si capacitano di quanto accaduto. Che piaccia o no.
La seconda premessa riguarda il mestiere in sé. Ci sono delle “regole”, forse non scritte, nel mondo del giornalismo. Ci sono delle dinamiche intrinseche nel modo di presentare le notizie, che finiscano sulla carta stampata o in tv. Ci sono dei meccanismi storici, tecniche, trucchi. Per un pezzo di cronaca di questo tipo i giornali “chiedono” storie, dettagli, dichiarazioni. Si devono sentire le forze dell’ordine ma anche i parenti. Si devono fare le domande a volte scomode. Funziona così. Che piaccia o no.
Terza e ultima premessa. Solo qualche anno fa non ci saremmo posti questa domanda. Non esistevano i telefonini, non esisteva Facebook, nemmeno YouTube. Non ci si sarebbe posti la questione: nessuno avrebbe ripreso quel ragazzo nudo per strada, nessuno lo avrebbe “postato” sui social. Oggi sì. Che piaccia o no.

Premesse fatte, torno alla domanda. E non do nessuna risposta. Chiedo a chi legge di provare a fare con me questa riflessione. Chiedo ai colleghi di darmi una mano a capire. Ieri sera ci ho pensato molto: pubblicare o no quel video? Usare il giornale, in questo caso Nordmilano24, per diffondere quelle immagini?
Mentre mi facevo queste domande il video era stato pubblicato su Facebook e successivamente rimosso. Poi è spuntato, con tanto di dicitura “in esclusiva”, sul sito Corriere.it. Evidentemente qualche giornalista molto più avanti di me (non lo dico io, lo dice il ruolo: lui lavora al Corriere) si era già risposto, aveva già trovato soluzione al mio dilemma.

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2 commenti su “Pubblicare o non pubblicare. Questo e’ il dilemma

  1. cinzia
    19 giugno 2014

    La risposta è una, ed è antica, si chiama “deontologia professionale”… nelle redazioni di una volta, i redattori anziani, la insegnavano con determinazione ai più giovani e questo gusto splatter per l’orrido, il disumano, il trash, veniva censurato. Una notizia era una notizia se scritta bene, ben argomentata, ricca di informazioni e di riflessioni, puntuale e precisa, non se morbosa, cruenta, disumana…

    cinzia B.

  2. Pingback: La Madia, il gelato e chi: giornalismo o non giornalismo? | Missione Giornalista

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